L’Uomo Visibile #49 – Perfetti sconosciuti (2016)

11 marzo 2016


La grande consolatrice

di Davide Borgna

 

Viene da chiedersi cosa sarebbe stato Perfetti sconosciuti se fosse stato girato negli anni Sessanta, all’epoca del boom economico e del trionfo della commedia di costume. Non, come si potrebbe pensare, per fare un paragone a discapito della messa in scena o degli interpreti (bravi e affiatati); quanto per avere la riprova che non c’è genere così permeabile agli umori sociali come la commedia, che dunque non può che essere mobile, mutevole per definizione.

 

Intendiamoci: Perfetti sconosciuti è un film che per almeno tre quarti (prima di impantanarsi in una successione di colpi di scena che finiscono con l’indebolirsi a vicenda) intriga, diverte, avvince. Fa ridere perché dice cose che nella vita reale ci paiono ormai scontate, ma che sullo schermo ci illuminano a proposito di noi stessi. Parla di una generazione smarrita, frustrata, che ha fatto degli smartphone le proprie “scatole nere”. Vibra stoccate con eleganza, con la giusta dose di malignità ma anche di compassione per i suoi personaggi. E le risate fioccano, senza risparmiarci un retrogusto amaro.

 

Ma poi il film di Genovese (e qui sta la differenza con i classici della commedia degli anni Sessanta-primi anni Settanta) non ha il coraggio di portare alle estreme conseguenze la sua premessa. Tant’è che, per ristabilire un impossibile equilibrio emotivo, ricorre a un escamotage fantastico, a un deus ex machina inatteso e provvidenziale. Proprio quando lo spettatore era stato messo di fronte alla terribilità della (sua) situazione, ecco che i personaggi vengono tratti in salvo, la terribile normalità ristabilita, le debolezze e le meschinità assolte.

 

Non si tratta semplicemente di una scappatoia narrativa. È qualcosa che ci parla della commedia di oggi, l’unica commedia che sembri ancora possibile, e della società di cui è lo specchio: la commedia non è più la grande fustigatrice, bensì la grande consolatrice. Lo riassume in modo impeccabile Davide Ferrario sulla Lettura: “la commedia classica ha costruito la sua grandezza facendosi beffe di una società lanciata verso il progresso, rappresentandola nel suo carattere profondo; quella contemporanea, costretta a volare basso dallo spirito dei tempi, si limita a offrire un tiepido rifugio momentaneo. Se a buon diritto si poteva dire delle commedie classiche: «Una risata vi seppellirà»; di questi film si può dire semmai: «Una risata vi consolerà.»”[1]

 

[1] Davide Ferrario, Una risata vi consolerà, «La Lettura», 24 gennaio 2016, p.37.


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