L’Uomo Visibile #51 – El Club (2016)

26 marzo 2016


di Davide Borgna

 

Da sempre il cinema di Pablo Larraín tende alla concentrazione della messa in scena e al rigore dello sguardo; non si smentisce con El Club, insignito dell’Orso d’Argento al 65° Festival di Berlino e distribuito nelle sale italiane il 25 febbraio 2016.

 

Il film si apre con una citazione dalla Genesi, che rimanda a uno dei primi atti compiuti da Dio nella Creazione: la separazione della luce dalle tenebre. Segue l’alba in un paesino (un pueblo) in riva al mare, immagini di una piccola casa e dei suoi abitanti. Come scopriremo più tardi, si tratta di quattro preti allontanati dalla Chiesa a causa di condotte scandalose, e confinati nella dimora che è al tempo stesso un rifugio e un centro di penitenza, sotto la supervisione di una suora nel doppio ruolo di governante e carceriera.

 

Chiesa, omosessualità, pedofilia, argomenti che formano una miscela altamente infiammabile. Nel recente Spotlight, vincitore dell’Oscar per il Miglior Film, lo stesso soggetto era narrato attraverso lo sguardo retto e caparbio di un pugno di giornalisti che lottavano per far emergere la verità. Larraín sceglie una via più complessa e non si stacca mai dai personaggi, non li scruta con occhio giudicante ma nemmeno si spinge a stabilire un vincolo di complicità tra noi e loro.

 

Malgrado la condizione di isolamento, la messa in scena non ha niente di claustrofobico; anzi, a tratti l’esistenza dei membri del Club ha qualcosa di un paradiso ritrovato, di un Eden su misura (come nelle sequenze in cui padre Vidal addestra uno splendido levriero). Il rigore di cui sopra non è dunque nell’artificio stilistico, ma piuttosto nella reticenza con cui il racconto sottrae i personaggi a un giudizio facile e schematico, mettendo lo spettatore di fronte a questa problematicità.

 

Spotlight era un film laico; quella di Larraín è a modo suo una parabola: perdono, pentimento, amore, ingredienti essenziali del messaggio evangelico; il quale d’altronde ci insegna che le storie per cui si gioisce in cielo sono quelle dei peccatori. I cinque peccatori di El Club s’impongono non per il carattere risoluto o per le loro doti comunicative; è il modo in cui vedono e sentono, che sa scorgere la luce all’interno della propria tenebra e la tenebra all’interno della luce che li circonda.


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