L’Uomo Visibile #54 – Truman – Un vero amico è per sempre (2016)

29 aprile 2016


di Davide Borgna

 

Come la morte ha il potere di farci sentire fragili e privi di difese, così Truman – Un vero amico è per sempre di Cesc Gay è film di una semplicità dimessa eppure disarmante. L’esempio di come si possa narrare un tema – la morte, appunto – senza apporvi filtri retorici, senza melodrammi né frivolezze, ma semplicemente accettandolo nella sua spoglia e inesorabile realtà.

 

Il film segue Tomás (Javier Cámara), il quale si reca dal Canada a Madrid per visitare l’amico di vecchia data Julián (Ricardo Darín). Per quattro giorni i due cenano e dormono assieme, scherzano e ingannano il tempo mentre Julián sbriga con puntiglio stoico le commissioni in vista della propria morte: ha infatti deciso di rifiutare l’ennesimo ciclo di chemioterapia per combattere il male che lo sta consumando.

 

Che cosa dà l’acqua della vita a un film dalle premesse così pesanti e mortuarie? Senz’altro la recitazione, a cominciare da Darín che offre un bel saggio di grace under pressure hemingwayana; capace di conferire levità ai momenti più drammatici, come nella scena in cui si reca dal veterinario per sondare le conseguenze della sua morte sull’amatissimo Truman, il cane che è a tutti gli effetti il terzo attore del film. Quel Truman che rappresenta la vita stessa, gli anni accumulatisi l’uno sull’altro, il tempo ritrovato e quello perduto (non a caso il suo padrone lo nutre a madeleine).

 

Bravo e intenso anche Javier Cámara, che si ritaglia pochi momenti per sé ma riesce a catturarci in quanto vicario dello spettatore: è lui che, con sguardo dapprima smarrito e a tratti colpevole (“Ho la sensazione che non ci siamo detti abbastanza”, dirà a un certo punto), poi via via più tranquillo e commosso, accompagna Julián per un film che ha l’asciuttezza del pedinamento e la lucidità di un dialogo platonico.

 

Vi diranno che Truman è una commedia dolce-amara, un film drammatico ma capace di far sorridere, un buddy movie sulla nostalgia e la morte. Tutto vero, e tutto falso. Perché Truman è tutte queste cose e al tempo stesso non ne è nessuna: è schietto nella sua semplicità, sfuggente nella sua complessità. Come la vita.


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