L’Uomo Visibile #60 – La La Land (2017)

27 gennaio 2017


La vita è sogno?

di Davide Borgna

 

Vedendo La La Land, uno spettatore severo e poco incline alle seduzioni della messa in scena potrebbe chiedersi: “È un film manierista?”. In un panorama cinematografico che sembra vivere sempre più diffusamente di nostalgia, la domanda sarebbe lecita. E guardando il primo tempo verrebbe da rispondere sì: Damien Chazelle resuscita, trasportandolo in epoca contemporanea, il musical glorioso di Stanley Donen e Gene Kelly con la sua tavolozza smagliante, la levità e il brio e la bellezza di Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling): lei aspirante attrice, confinata nel ruolo di barista dei Warner Studios, lui pianista jazz auto-proclamatosi paladino di una musica che sta morendo.

 

Nella prima parte, che narra l’incontro e il balletto amoroso tra i due, sembra davvero che possa rivivere il sogno del musical. Se gli altri generi cinematografici tendono, con maggiori o minori resistenze, a confrontarsi con il reale, l’utopia del musical va nella direzione opposta: trasformare la realtà in cinema. Mia e Sebastian, con la loro magnetica presenza, sembrano capaci di tutto ciò, almeno fino alla sequenza del planetario, dove la trasfigurazione del reale tocca l’apice con un ballo fra le stelle e col bacio fra i due, suggellato dal mascherino “di chiusura” che è pura Hollywood classica.

 

Qui però interviene il primo strappo nella narrazione; perché, appunto, il bacio e la dissolvenza non si trovano alla fine del film, bensì a metà. Se nella prima parte ci si poteva abbandonare alle danze e alla messa in scena ricca di citazioni, il secondo tempo ha un andamento lento, quasi depresso. La relazione fra Mia e Sebastian si sgretola a causa degli insuccessi e delle ambizioni represse.

 

Alla fine i due realizzeranno i propri sogni, ma a farne le spese sarà quel connubio tra realtà e sogno che costituisce l’essenza del musical, la chiave del patto che s’instaura tra il film e il suo pubblico. Il finale di La La Land ha un’amarezza tutta moderna: Mia e Sebastian vivono l’impossibile fantasticheria del loro amore, la chimera del “E se fosse andata così…”, ma stavolta il sogno in cui si muovono è smaccatamente fasullo, artificiale. È altrove, la realtà resta realtà. E in quest’ultima i due amanti possono solo scambiarsi uno sguardo, o parlarsi attraverso un brano al pianoforte. Senza essere consapevoli che ciò che trasfigurava il mondo, che lo rendeva un sogno, non era il loro talento, ma la danza che li univa. Adesso la musica (e il musical) tace.

 


Post Your Thoughts