Un posto pulito, illuminato bene

4 novembre 2016


Era tardi e tutti avevano lasciato il caffè tranne un vecchio seduto all’ombra che le foglie dell’albero formavano contro la luce elettrica. Di giorno la strada era polverosa, ma di notte la rugiada fissava la polvere e al vecchio piaceva stare seduto fino a tardi perché era sordo e di notte c’era un gran silenzio e lui avvertiva la differenza. I due camerieri dentro il caffè sapevano che il vecchio era un po’ sbronzo e, pur essendo un buon cliente, sapevano che se si fosse sbronzato un po’ troppo se ne sarebbe andato senza pagare, perciò lo tenevano d’occhio.

«La settimana scorsa ha tentato di suicidarsi» disse un cameriere.

«Perché?»

«Era disperato.»

«Per cosa?»

«Niente.»

«Come sai che non era niente?»

«Ha un mucchio di quattrini.»

Sedevano insieme a un tavolo contro il muro vicino alla porta del caffè e guardavano il marciapiede dove i tavoli erano tutti vuoti tranne quello dove sedeva il vecchio all’ombra delle foglie dell’albero che il vento muoveva appena. Una ragazza e un soldato passarono per la strada. La luce del lampione brillò sul numero di ottone che il soldato aveva sul colletto. La ragazza era senza cappello e camminava frettolosamente al suo fianco.

«Si farà pizzicare dalle guardie» disse un cameriere.

«Cosa importa se ottiene ciò che vuole?»

«Faceva meglio a togliersi dalla strada. La guardia lo pescherà. Sono passati cinque minuti fa.»

Il vecchio seduto nell’ombra tamburellò col bicchiere sul piattino. Il cameriere più giovane gli si avvicinò.

«Che cosa desidera?»

Il vecchio lo guardò. «Altro brandy» disse.

«Si ubriacherà» disse il cameriere. Il vecchio lo guardò. Il cameriere se ne andò.

«Rimarrà tutta la notte» disse al collega. «Io comincio ad aver sonno. Non vado mai a letto prima delle tre. Doveva uccidersi la settimana scorsa.»

 

E. Hemingway, “Un posto pulito, illuminato bene”


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