Incipit #94

8 maggio 2017


«In verità… io… mi chiamo Michele Mari».

«Mi prendi per scemo? Affedidio che ti farò assaggiare il mio staffile, pendaglio da forca!»

«Ma davvero, io…»

«Silenzio, canaglia! Non è ancora nato il gaglioffo capace di menare per il naso il vecchio Salamoia, cosa ne dici Scummy?»

«Dico che è così, sacramento!», ringhiò l’uomo chiamato Scummy sputando un bolo di tabacco nel fosso.

«Allora moccioso, per l’ultima volta: qual è il tuo nome?»

«Ma ve l’ho detto, io…»

«Io, io! È meno di niente, io! Vedi lo sputo del mio compare? È un qualcosa di più grande di te, capiscimi. E se adesso ci piscio sopra e lo spazzo via, bòn, anche il luccicume lasciato dal mio pisciazzo schifo è un qualcosa più grande di te, sei d’accordo?»

«D’a… d’accordo».

«D’accordo signore».

«D’accordo, signore».

«Cominciamo a ragionare. Allora, non ti chiami forse… non ti chiami per caso… uh, Roderick?»

«No, signore».

«Certo, certo. E non vieni, sempre per caso, non vieni da Castlerough?»

«Oh no signore, chiunque vi può dire che vengo da Milano».

«Come no, come no! E sarebbe dove, ’sto posto?»

«Come dove? Milano… in Italia…»

«Hai sentito Scummy? Terra del Papa, spidocchiamoci in onore del santo padre!»

«Yuk yuk», fece Scummy sommamente divertito.

 


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