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Cuore di fuoco. Quattro domande a Sabrina Galanti

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    In occasione dell’uscita in libreria di Cuore di fuoco (Einaudi ragazzi 2025), abbiamo chiesto a Sabrina Galanti, che ha frequentato l’edizione 2023 del corso “Scrivere un libro per ragazzi”, di rispondere ad alcune domande sul suo esordio.

    Buona lettura!

    1. Cuore di fuoco è ambientato tra il 1942 e il 1944 a Morgnano, una frazione di Spoleto in cui tutto ruota intorno all’estrazione della lignite: quali fonti hai usato per raccontare questo contesto nel periodo a cavallo tra la caduta del fascismo, l’armistizio e l’occupazione tedesca?

    L’interesse per la Storia è stato uno dei motori principali che mi ha portato a scrivere questo romanzo. Il lavoro di ricerca mi ha preso molto tempo e mi ha dato molta ispirazione. Sono partita dai tradizionali manuali di storia, per ricostruire la cornice temporale degli eventi bellici. Solo successivamente mi sono documentata sulla storia locale, attraverso testi dell’archivio di Stato della mia città che trattano il lavoro in miniera, i rapporti tra il fascismo e gli embrioni della resistenza. Ho consultato giornali dell’epoca, guardato fotografie, ascoltato persone che avevano da dire al riguardo. Un libro fondamentale è stato quello di una scrittrice inglese, Janet Kinrade Dethick, intitolato La lunga via del ritorno, in cui l’autrice narra le storie di alcuni giovani soldati britannici, all’epoca prigionieri di guerra impiegati in miniera, che sono riusciti a rientrare in Patria grazie all’aiuto delle donne e degli uomini del mio paese. C’è molto di quei ragazzi, nel romanzo.

    2. Descrivi per noi la protagonista, Lisa: chi è? Qual è la sua paura più grande e per cosa si batte?

    Lisa è una ragazzina di tredici anni finita per caso in uno degli scenari più difficili della storia del nostro paese. La sua paura più grande è quella di non realizzare fino in fondo i propri sogni. E nel cercare di perseguirli si batte contro la povertà del tempo, che sembra accanirsi con chi è già povero di suo e contro le imposizioni di una dittatura, anche quando queste vengono dall’interno della propria famiglia.

    3. I treni che sferragliano, il rombo degli aerei, gli scoppi nei cunicoli sotterranei: in Cuore di fuoco l’elemento uditivo gioca un ruolo importante. Quali altri elementi hai sfruttato per creare un’ambientazione solida e convincente? 

    È stata Cristina Brambilla a dirmi che questo romanzo poteva avere un “suono”. Volevo anche che il paesaggio naturale, scenario della storia, diventasse uno dei personaggi del libro. La presenza di un’industria mineraria ferisce e trasforma profondamente l’ambiente circostante. Volevo dare voce anche a quelle ferite, nelle descrizioni dei luoghi. La casa in collina di Cesare Pavese è un esempio mirabile di come il paesaggio possa diventare un personaggio e, anche se so di non essere riuscita ad eguagliarlo, mi sono sforzata di avvicinarmi a quel modello. 

    4. In che modo Cuore di fuoco è cambiato e si è evoluto nell’arco del laboratorio “Scrivere un libro per ragazzi” tenuto da Cristina Brambilla?

    Quando ho iniziato a frequentare il corso avevo scritto circa metà del romanzo. Ma ero ferma ad un punto dal quale non riuscivo a procedere. Il corso mi ha fornito gli strumenti per “smontare” un romanzo dall’interno e vederne la struttura in filigrana. Lezione dopo lezione mi sono resa conto che il problema che mi impediva di andare avanti era relativo ad una cattiva pianificazione della trama. Quindi ho capito che era da lì che dovevo ripartire. Per arrivare fino alla fine.

    >Leggi qui un estratto da Cuore di fuoco

    Sabrina Galanti

    È nata nel 1973 a Basilea, in Svizzera. Oggi vive a Spoleto con la famiglia e i suoi quattordici gatti. Laureata in Giurisprudenza, avvocato, dal 2009 lavora come educatrice penitenziaria nel carcere della sua città. Cuore di fuoco (Einaudi Ragazzi 2025) è il suo primo romanzo.