Leggere la vita. Cosa insegnano i classici

con Antonio Pascale

 

sabato 8 giugno 2019

Costo: 90  + IVA

Iscrizioni aperte: info@bellevillelascuola.com

 

Quattro scrittori, quattro strumenti indispensabili per affrontare meglio la nostra vita e il terzo millennio.

Quattro necessarie riflessioni tra umanesimo e scienza, sulla vita, la morte, il trauma, il dolore, l’umano e il post umano: insomma, sulla natura umana, presente e futura.

Proust e l’importanza di potenziare i sensi, Kafka e il pessimismo radicale, Joyce e la ragnatela degli umori, Cechov, ovvero la domanda che tutti ci facciamo: che ne sarà di noi?

 

sabato 8 giugno 2019

dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00

Belleville – via Carlo Poerio 29

 

Programma:

    1. Prima parte (11.00-13.00)

 

Proust o la Ricerca di una bussola, ovvero quali sono i punti cardinali che rendono la vita degna di essere vissuta?

Leggere Proust significa acquisire dei superpoteri: vedremo, sentiremo, gusteremo cose che non pensavamo di vedere e ascoltare e gustare. Con tutti e cinque i sensi amplificati dalla lettura di Proust potremmo allora e finalmente con più precisione chiederci: qual è lo scopo in questa vita?

Chi era Proust? Cosa si racconta nella Recherche? Proust e il tempo, Proust e la disillusione, la mondanità, l’amore, l’arte.

Quali sono gli strumenti che Proust ci consegna? Quali porteremo nel terzo millennio? Che rapporto c’è tra Proust e le neuroscienze?

 

Kafka e il pessimismo radicale: se la vita porta con sé l’infelicità è possibile trovare la felicità nella vita stessa?

Leggere Kafka significa precipitare (non senza ironia) nella complessa ragnatela del pessimismo. Tuttavia, il pessimismo radicale ci spinge a indagare e illuminare gli angoli bui della nostra mente, quelli che più temiamo. Analizzare le cose che temiamo, significa anche chiederci come trasformare il trauma in dolore: se il primo ci paralizza, il secondo si può raccontare e condividere, e non è poco.

Il meme Kafka, l’aggettivo kafkiano, quello che ci rappresenta anche se non abbiamo mai letto Kafka. Ma chi era Kafka? Perché le metamorfosi di Kafka sono importanti?

Quali sono gli strumenti che Kafka ci consegna? Perché il modello del pessimismo radicale ci permette di indagare al meglio sulla nascita della nostra coscienza e sensibilità? Soprattutto: in futuro la maggiore consapevolezza della nostra natura ci condannerà o ci salverà?

 

    1. Seconda parte (14.00-18.00)

 

Joyce e la ragnatela degli umori: ovvero perché siamo avvolti da una ragnatela di umori che non conosciamo?

Leggere Joyce significa imparare ad ascoltare i fantasmi che con un soffio appena percettibile ci sussurrano che non sono invisibili, anzi non solo sono tra noi ma ci influenzano. I fantasmi sono anche il linguaggio che noi crediamo di usare ma dal quale siamo usati: liberare i fantasmi significa liberare il linguaggio. Leggere Joyce ci rende più liberi perché la sua scrittura abolisce la cronologia (e l’inevitabile fine) e amplifica il tempo (unisce passato, presente e futuro in una singola parola).

L’evoluzione di Joyce, dai Morti all’Ulisse in poche battute, chi era Joyce? Quali esperienze e riflessioni hanno portato al monologo interiore, ovvero a indagare sul funzionamento della nostra coscienza?

Quali sono gli strumenti che Joyce ci consegna? E le riflessioni? Esiste il libero arbitrio o siamo controllati da una fitta rete di umori che come una ragnatela ci avvolge?

 

Cechov, l’inevitabile domanda: che ne sarà di noi? L’eroe cecoviano così simile a noi: scopriamo la verità ma abbiamo spalle troppo sottili per sostenerla, e cadiamo, in amore, nei sentimenti.

Il medico Cechov, lo scrittore che con semplicità e limpidezza ha esaminato e senza fronzoli la nostra natura umana e sentimentale. Il medico scrittore che dichiarava di non scrivere se non possedeva abbastanza dati scientifici, quello che chiedeva di far attenzione agli aggettivi, possono ricattarci ed estorcerci le emozioni: la scrittura come la democrazia è una questione di stile.

Chi era Cechov? Perché La signora col cagnolino è uno dei più bei racconti del Novecento.

Quali sono gli strumenti che Cechov ci consegna? Perché la scienza aiuta la narrativa? È possibile non sprecare la vita? Se sì attraverso quali riflessioni?

 

Antonio Pascale è scrittore, saggista e autore teatrale e televisivo. Fra i suoi libri di narrativa ricordiamo La manutenzione degli affetti, Le attenuanti sentimentali, Le aggravanti sentimentaliScienza e sentimento (tutti Einaudi); Questo è il paese che non amo. Trent’anni nell’Italia senza stile (minimum fax) e Democrazia: cosa può fare uno scrittore? (con Luca Rastello; Codice Edizioni). Collabora con il Corriere della Sera, Il Foglio, Il Mattino, Le Scienze e Mind, occupandosi di divulgazione scientifica.